Quell'ignoranza dell'uomo che non governa il flusso degli eventi
Pierangelo Andreini - ATI Associazione Termotecnica Italiana
Nel numero di marzo di tre anni fa, pochi giorni dopo quel fatidico 24 febbraio che ha dato inizio alla cosiddetta operazione militare speciale, scrivevo che l'ingresso delle forze armate della Federazione Russa nel territorio ucraino segnava l'escalation di un contrasto, in corso dal 2014, che non si era saputo evitare e comporre (1).
Di un conflitto, trasformatosi in guerra, che si sarebbe prolungato, degenerando nel tempo per gli odi e i risentimenti che avrebbe disseminato. Per l'esasperazione delle tensioni geopolitiche e la durezza delle conseguenze, anche economiche, con le loro ricadute sulla restrizione degli scambi e sul rialzo del costo dell'energia e delle altre commodity.
Per l'acuirsi delle tensioni sociali, esasperate da esodi forzati, che avrebbero dissolto tessuti familiari e urbani.
Effetto della degradazione del multilateralismo, regredito nell'odierno oligopolio esclusivo, con un sovranismo che divide e non unisce, conseguenza della congiuntura intellettuale, politica, economica e sociale che affligge il nnostro tempo.
Un quadro terrificante che rivela l'immagine di un'umanità immatura, e per questo arrogante, che vive in una condizione insicura e incerta, frutto in gran parte della sua insipienza.
Il ritratto delle generazioni attuali, poco colte e scarsamente consapevoli, lente nel comporre i dissidi che avvelenano con un'informazione distorta, pregiudiziale, parziale e ingannevole.
Un Mondo che incrementa gli armamenti, più del dialogo, distogliendo così, irresponsabilmente, le risorse dagli investimenti.
Spese prioritarie nell'istruzione, nella sanità, nella ricerca, nella transizione ecologica e digitale, nella globalizzazione,
per crescere in modo sostenibile e tutelare, con buon senso, il bene comune.
Un obiettivo da cui l'uomo non deve deflettere, come purtroppo sta facendo, pure se deve superare un ostacolo formidabile.
Quello della crescente complessità delle strutture immateriali e materiali, di cui l'intelligenza artificiale è un'espressione emblematica, realizzate sulla spinta dell'incremento straordinario del sapere tecnico, che sta registrando e segnerà raddoppi in manciate di anni e poi di mesi.
Un trend che impedisce di mantenerle semplici, come si è sempre fatto, per poterle dominare e gestire facilmente.
In tal modo, prescindendo presuntuosamente dall'enormità dei legami e feedback che esistono reciprocamente tra le cose nella realtà, di cui le interazioni tra lo sterminato numero di uomini che ospita il Pianeta, tra essi stessi e l'ecosistema, sono solo una piccolissima parte.
Ma, una porzione che può essere esiziale e, in ogni caso, sempre più determinante, visto che siamo arrivati a incidere in profondità sui processi geologici, operando modifiche territoriali, strutturali e climatiche permanenti, al punto da aver portato all'inizio del secolo Paul Crutzen, Nobel per la chimica, a chiamare l'era in cui viviamo "antropocene".
Un'epoca durante la quale i 100 miliardi di uomini che, secondo varie stime, si sono via via succeduti, dalla scoperta del fuoco in poi (107 secondo l'analisi del genoma e Population Reference Bureau), hanno inferto al Mondo lesioni enormi.
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Effetto della degradazione del multilateralismo, regredito nell'odierno oligopolio esclusivo, con un sovranismo che divide e non unisce, conseguenza della congiuntura intellettuale, politica, economica e sociale che affligge il nnostro tempo.
Un quadro terrificante che rivela l'immagine di un'umanità immatura, e per questo arrogante, che vive in una condizione insicura e incerta, frutto in gran parte della sua insipienza.
Il ritratto delle generazioni attuali, poco colte e scarsamente consapevoli, lente nel comporre i dissidi che avvelenano con un'informazione distorta, pregiudiziale, parziale e ingannevole.
Un Mondo che incrementa gli armamenti, più del dialogo, distogliendo così, irresponsabilmente, le risorse dagli investimenti.
Spese prioritarie nell'istruzione, nella sanità, nella ricerca, nella transizione ecologica e digitale, nella globalizzazione,
per crescere in modo sostenibile e tutelare, con buon senso, il bene comune.
Un obiettivo da cui l'uomo non deve deflettere, come purtroppo sta facendo, pure se deve superare un ostacolo formidabile.
Quello della crescente complessità delle strutture immateriali e materiali, di cui l'intelligenza artificiale è un'espressione emblematica, realizzate sulla spinta dell'incremento straordinario del sapere tecnico, che sta registrando e segnerà raddoppi in manciate di anni e poi di mesi.
Un trend che impedisce di mantenerle semplici, come si è sempre fatto, per poterle dominare e gestire facilmente.
In tal modo, prescindendo presuntuosamente dall'enormità dei legami e feedback che esistono reciprocamente tra le cose nella realtà, di cui le interazioni tra lo sterminato numero di uomini che ospita il Pianeta, tra essi stessi e l'ecosistema, sono solo una piccolissima parte.
Ma, una porzione che può essere esiziale e, in ogni caso, sempre più determinante, visto che siamo arrivati a incidere in profondità sui processi geologici, operando modifiche territoriali, strutturali e climatiche permanenti, al punto da aver portato all'inizio del secolo Paul Crutzen, Nobel per la chimica, a chiamare l'era in cui viviamo "antropocene".
Un'epoca durante la quale i 100 miliardi di uomini che, secondo varie stime, si sono via via succeduti, dalla scoperta del fuoco in poi (107 secondo l'analisi del genoma e Population Reference Bureau), hanno inferto al Mondo lesioni enormi.
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Fonte: La Termotecnica dicembre 2025
Settori: Energia, Termotecnica industriale
Parole chiave: Caro energia, Termotecnica
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