Quel tempo che non tutela la dignità, valore supremo e diritto inviolabile, fondamento di libertà, giustizia e pace
l tempo e il suo fluire: un tema che l'inizio dell'anno ogni volta richiama.
Una dimensione del vivere di cui avvertiamo l'inesorabile manifestarsi, percependo una costrizione che affonda le sue radici nel mito e non conosciamo intimamente e compiutamente.
La successione degli eventi, concepita da Platone (428-348 AC) come il riflesso di un archetipo trascendente, immutabile e perfetto, come il riverbero di un tempo eterno e immobile che vediamo sfocato, per cui il filosofo ateniese lo
ha definito come l'immagine mobile dell'eternità.
Una nostra rappresentazione soggettiva, quindi, che ha portato il francese Henri Bergson (1859-1941), premio Nobel per la letteratura nel 1927, a ritenere che esista un tempo della coscienza diverso da quello che scandisce i fenomeni fisici nei quali ogni istante è qualitativamente identico a tutti gli altri.
Dunque, una nozione complessa che sembra scaturire dalla mente, dove il passato è il ricordo del vissuto, impresso variamente del bene e del male, e il futuro una previsione intellettuale. Di qui la domanda, che si ponevano gli antichi: se lo scorrere del tempo sia reale o un inganno dei sensi. Considerato che il passato non c'è più, il futuro non c'è ancora e il presente è un lampo fuggevole che costituisce le estremità, tra loro congiunte, della fine e dell'inizio di un passato e di un futuro che non ci sono.
Tuttavia, ognuno di noi riconosce concordemente i fenomeni e i cambiamenti segnati dal trascorrere degli istanti che registra l'esperienza, a partire dal moto del Sole e dall'alternarsi del giorno con la notte. Una consapevolezza che indusse Aristotele (384 322 AC), il più pragmatico allievo di Platone, a legare il tempo al moto, intendendolo come il numero del movimento secondo il prima e il poi, ovvero, come la misura del cambiamento. Affermando che se nulla muta e si sposta non c'è tempo, perché esso è la traccia che lascia lo spostamento, al limite anche solo quello della respirazione o dei moti dell'anima di una persona ferma nel silenzio.
Concezioni rimaste pressoché analoghe per due millenni, finché Isaac Newton (1643-1727) le ha uniformate radicalmente, definendo il tempo come il "senso di Dio", un contenitore degli avvenimenti totalmente astratto, stabilendo che la durata che scandisce il verificarsi di un moto è la misura di un tempo, matematico e assoluto, che sussiste indipendentemente e scorre uniformemente, senza la necessità di doversi relazionare a fenomeni esterni. Una visione di nuovo rivoluzionata, due secoli dopo, da Albert Einstein (1879-1955) con la sua teoria della relatività che individua nel tempo la quarta dimensione, la quale insieme alle tre dello spazio compone lo spazio-tempo.
La struttura quadridimensionale dell'universo che ospita lo svolgersi degli eventi. Un tessuto duttile e deformabile in cui il tempo, che concorre a costituirne la trama, è quello assoluto di Newton, uniforme e inesorabile, quando essa è piana e liscia. Ma che si incurva e deforma, in presenza di masse e del cambiamento della loro distribuzione, e in tal caso il tempo diventa quello relativo di Aristotele, legato agli effetti delle cose.
Storia, sapere e diritti
Un percorso del pensiero che testimonia lo sforzo con il quale l'uomo ha indagato e continua a cercare di risolvere l'enigma del passare del tempo per comprendere, però, più l'ordine del creato che indagano i fisici, che per capire ciò che siamo noi e l'approssimazione con cui conosciamo l'esistenza. Noi che conserviamo una concezione del tempo ingenua, utile e adatta per scandire la vita quotidiana, che la fisica ci sta aiutando ad approfondire per mettere a fuoco un'immagine migliore. Una rappresentazione che ci consenta di decifrarne il mistero e di comprendere la realtà nei suoi accessi più minuti e reconditi e nella sua sterminata vastità.
Tuttavia, una consapevolezza che rimane ancora molto lontana dal consentirci di coglierne l'essenza. Perché la natura del tempo si intreccia con quella di noi stessi e del progredire del nostro sapere.
Uno scibile che sta crescendo esponenzialmente, con andamento tale per cui lo stock delle conoscenze tecniche si sta duplicando nel giro di una generazione, con successivi raddoppi che avverranno in manciate di anni e poi, forse, di mesi e di giorni.
Effetto della forte concentrazione dei cambiamenti in atto, impressi e velocizzati dalla creatività che stimola e alimenta la rete con il supporto dell'intelligenza artificiale, che ci portano a vivere in un contesto sempre più digitalizzato e interconnesso. Il quale accelera l'avanzamento della tecnoscienza, con i benefici, ma pure i disvalori, di cui ho detto nel numero scorso (1).
Tra questi la sottostima degli insegnamenti del passato, del tutto palese nei suoi esiti nefasti, che costituisce il retro della medaglia e si esprime nel continuare a considerare l'uomo come un mezzo, e non come un fine, calpestandone la dignità. Così, disconoscendo e violando il diritto supremo che è alla base di tutti gli altri:
libertà, uguaglianza, non discriminazione, rispetto della vita, integrità fisica, partecipazione. Principi fissati come diritti riconosciuti internazionalmente che si dispregiano, ignorando l'immenso costo pagato per acquisirli, chiesto dai drammi ripetuti e dai conflitti evitabili verificatisi nel tempo.
Tra cui, da ultime, le tragedie e le guerre continuate che hanno funestato nel '900 l'Europa, la quale ha perso e non vede più riconosciuto il riferimento primario dato dalla sua cultura. Quel patrimonio comune capace di ispirare i comportamenti con il ricordo degli avvertimenti che reca la storia. Il che non significa affermare, disperatamente, nel tragico momento che stiamo attraversando, che la soluzione dei problemi si trovi nelle vicende che abbiamo alle spalle. Senz'altro, non compiutamente, visto che le situazioni, gli effetti e i rimedi evolvono costantemente.
Che le condizioni odierne sicuramente non lo consentono, per i tanti mutamenti in atto: demografico, economico,
sociale, tecnologico, climatico.
Continua nel PDF
La successione degli eventi, concepita da Platone (428-348 AC) come il riflesso di un archetipo trascendente, immutabile e perfetto, come il riverbero di un tempo eterno e immobile che vediamo sfocato, per cui il filosofo ateniese lo
ha definito come l'immagine mobile dell'eternità.
Una nostra rappresentazione soggettiva, quindi, che ha portato il francese Henri Bergson (1859-1941), premio Nobel per la letteratura nel 1927, a ritenere che esista un tempo della coscienza diverso da quello che scandisce i fenomeni fisici nei quali ogni istante è qualitativamente identico a tutti gli altri.
Dunque, una nozione complessa che sembra scaturire dalla mente, dove il passato è il ricordo del vissuto, impresso variamente del bene e del male, e il futuro una previsione intellettuale. Di qui la domanda, che si ponevano gli antichi: se lo scorrere del tempo sia reale o un inganno dei sensi. Considerato che il passato non c'è più, il futuro non c'è ancora e il presente è un lampo fuggevole che costituisce le estremità, tra loro congiunte, della fine e dell'inizio di un passato e di un futuro che non ci sono.
Tuttavia, ognuno di noi riconosce concordemente i fenomeni e i cambiamenti segnati dal trascorrere degli istanti che registra l'esperienza, a partire dal moto del Sole e dall'alternarsi del giorno con la notte. Una consapevolezza che indusse Aristotele (384 322 AC), il più pragmatico allievo di Platone, a legare il tempo al moto, intendendolo come il numero del movimento secondo il prima e il poi, ovvero, come la misura del cambiamento. Affermando che se nulla muta e si sposta non c'è tempo, perché esso è la traccia che lascia lo spostamento, al limite anche solo quello della respirazione o dei moti dell'anima di una persona ferma nel silenzio.
Concezioni rimaste pressoché analoghe per due millenni, finché Isaac Newton (1643-1727) le ha uniformate radicalmente, definendo il tempo come il "senso di Dio", un contenitore degli avvenimenti totalmente astratto, stabilendo che la durata che scandisce il verificarsi di un moto è la misura di un tempo, matematico e assoluto, che sussiste indipendentemente e scorre uniformemente, senza la necessità di doversi relazionare a fenomeni esterni. Una visione di nuovo rivoluzionata, due secoli dopo, da Albert Einstein (1879-1955) con la sua teoria della relatività che individua nel tempo la quarta dimensione, la quale insieme alle tre dello spazio compone lo spazio-tempo.
La struttura quadridimensionale dell'universo che ospita lo svolgersi degli eventi. Un tessuto duttile e deformabile in cui il tempo, che concorre a costituirne la trama, è quello assoluto di Newton, uniforme e inesorabile, quando essa è piana e liscia. Ma che si incurva e deforma, in presenza di masse e del cambiamento della loro distribuzione, e in tal caso il tempo diventa quello relativo di Aristotele, legato agli effetti delle cose.
Storia, sapere e diritti
Un percorso del pensiero che testimonia lo sforzo con il quale l'uomo ha indagato e continua a cercare di risolvere l'enigma del passare del tempo per comprendere, però, più l'ordine del creato che indagano i fisici, che per capire ciò che siamo noi e l'approssimazione con cui conosciamo l'esistenza. Noi che conserviamo una concezione del tempo ingenua, utile e adatta per scandire la vita quotidiana, che la fisica ci sta aiutando ad approfondire per mettere a fuoco un'immagine migliore. Una rappresentazione che ci consenta di decifrarne il mistero e di comprendere la realtà nei suoi accessi più minuti e reconditi e nella sua sterminata vastità.
Tuttavia, una consapevolezza che rimane ancora molto lontana dal consentirci di coglierne l'essenza. Perché la natura del tempo si intreccia con quella di noi stessi e del progredire del nostro sapere.
Uno scibile che sta crescendo esponenzialmente, con andamento tale per cui lo stock delle conoscenze tecniche si sta duplicando nel giro di una generazione, con successivi raddoppi che avverranno in manciate di anni e poi, forse, di mesi e di giorni.
Effetto della forte concentrazione dei cambiamenti in atto, impressi e velocizzati dalla creatività che stimola e alimenta la rete con il supporto dell'intelligenza artificiale, che ci portano a vivere in un contesto sempre più digitalizzato e interconnesso. Il quale accelera l'avanzamento della tecnoscienza, con i benefici, ma pure i disvalori, di cui ho detto nel numero scorso (1).
Tra questi la sottostima degli insegnamenti del passato, del tutto palese nei suoi esiti nefasti, che costituisce il retro della medaglia e si esprime nel continuare a considerare l'uomo come un mezzo, e non come un fine, calpestandone la dignità. Così, disconoscendo e violando il diritto supremo che è alla base di tutti gli altri:
libertà, uguaglianza, non discriminazione, rispetto della vita, integrità fisica, partecipazione. Principi fissati come diritti riconosciuti internazionalmente che si dispregiano, ignorando l'immenso costo pagato per acquisirli, chiesto dai drammi ripetuti e dai conflitti evitabili verificatisi nel tempo.
Tra cui, da ultime, le tragedie e le guerre continuate che hanno funestato nel '900 l'Europa, la quale ha perso e non vede più riconosciuto il riferimento primario dato dalla sua cultura. Quel patrimonio comune capace di ispirare i comportamenti con il ricordo degli avvertimenti che reca la storia. Il che non significa affermare, disperatamente, nel tragico momento che stiamo attraversando, che la soluzione dei problemi si trovi nelle vicende che abbiamo alle spalle. Senz'altro, non compiutamente, visto che le situazioni, gli effetti e i rimedi evolvono costantemente.
Che le condizioni odierne sicuramente non lo consentono, per i tanti mutamenti in atto: demografico, economico,
sociale, tecnologico, climatico.
Continua nel PDF
Fonte: La Termotecnica febbraio 2026
Settori: Termotecnica industriale
Parole chiave: Termotecnica
- ATI Associazione Termotecnica Italiana
- Giovanni Micocci
- ATI Associazione Termotecnica Italiana
- Riccardo Amirante
- Luigi Mazzocchi
- ATI Associazione Termotecnica Italiana
- ATI Associazione Termotecnica Italiana
Prossimo evento
Milano - 24 giugno 2026
English














