Nucleare: il nuovo corso che chiede l'era dell'elettricità
Pierangelo Andreini - ATI Associazione Termotecnica Italiana
Valutando, per fare cifra tonda, la dimensione del PIL mondiale in 110.000 G$, l'International Energy Agency (IEA) stima che l'entità degli investimenti nel settore energetico si aggirerà quest'anno intorno al 3%. L'Agenzia lo scrive nella 10° edizione del suo "World Energy Investment", diffuso in giugno, che indica una spesa complessiva di circa 3.300 G$ (fig.1 e 2 nel PDF). Uno stanziamento che segna una crescita del 2,2%, rispetto al 2024, con un tasso modesto, se confrontato con il contemporaneo, forte aumento degli esborsi per gli armamenti.
Un settore, quello della difesa, che l'anno scorso ha raggiunto il totale di poco inferiore di 2700 $, con un incremento annuale, però, del 9,3%, secondo gli ultimi dati dello svedese SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute).
Un ammontare destinato a raggiungere in Occidente cifre ben superiori, stante l'intesa intervenuta tra i Paesi NATO, stabilita nel documento conclusivo siglato all'AIA il 26 giugno, al termine della conferenza del Paesi aderenti all'Alleanza Atlantica.
L'accordo ha impegnato, infatti, gli Stati membri a elevare progressivamente il finanziamento del settore militare fino al 5% del loro PIL entro il 2035.
Anche considerando che solo il 3,5% sarà destinato specificamente al riarmo e che sono ancora da stabilire nel dettaglio le tipologie di interventi che rientreranno nel residuo 1,5%, riservato agli esborsi collaterali e per la sicurezza in senso ampio, è del tutto evidente l'inversione delle priorità.
Un mutamento sostanziale dovuto al prevalere delle istanze della difesa su quelle della tutela delle forniture energetiche, dell'ambiente e del clima.
Tuttavia, tra queste, pur potendo non aumentare o addirittura comprimere la spesa per le ultime due, peraltro irresponsabilmente, dato che la loro mancata difesa ipoteca il futuro delle prossime generazioni, non lo si può fare certamente per gli investimenti nell'energia.
In particolare per quelli che risultano sempre più indispensabili per garantire la continuità e la crescita della generazione elettrica, visto che sempre l'IEA, nell'ultimo rapporto "Electricity 2025" di febbraio, sostiene che la domanda globale di elettricità sta aumentando velocemente con un ritmo annuale del 4% da qui al 2027.
Ciò, per soddisfare il progressivo incremento dei consumi, dovuto al rapido procedere dell'elettrificazione del settore industriale, con l'automazione, la robotica, l'impiego delle pompe di calore nei processi a bassa temperatura, ecc., di quello civile, per l'espandersi della climatizzazione elettrica estiva e invernale, degli edifici intelligenti ed altro, dei trasporti, tra cui per la diffusione esponenziale dei veicoli elettrici, e dei servizi, specie per la crescita in numero e potenza dei data center.
Di questi trend, ivi compreso quello dell'aumento della richiesta elettrica posto dall'applicazione dell'intelligenza artificiale in tutti i comparti, si è accennato più volte nel mensile e, al proposito, nel numero scorso si è scritto del pieno avvento, ormai consolidato nel Mondo, della così detta "era dell'elettricità".
Un'epoca sulla quale si sovrapporrà successivamente quella "dell'idrogeno", preconizzata all'inizio del secolo dall'economista statunitense Jeremy Rifkin, nel suo famoso saggio "Economia all'idrogeno", Mondadori, 2002.
Un nuovo tornante, dopo quelli storici, che abbiamo alle spalle dell'uso intensivo del carbone e del petrolio, le cui deleterie ricadute sul riscaldamento globale alcuni continuano pervicacemente a negare. Dunque, dobbiamo confrontarci con un cambio di scenario, quello che sta delineando la penetrazione del vettore elettrico e prossimamente dell'idrogeno, da prodursi, per di più, con fonti alternative alle fossili (rinnovabili e nucleare), che riducono il rilascio di gas climalteranti e mutano drasticamente gli equilibri geopolitici.
Un assetto sin qui condizionato dalla concentrazione delle risorse fossili in alcune aree del Mondo, che l'Agenzia ritiene stia evolvendo in tempi sempre più brevi.
Ciò, sulla spinta dell'incessante incremento delle fonti verdi nel mix energetico, ancor più in quello elettrico (fig.3 nel PDF), che dissolve o attenua i vecchi legami.
Vincoli che si ripristinano, però, con altre realtà produttive, fortemente concentrate in Oriente, in primis con quelle cinesi per la fornitura, ad esempio, di terre rare, pannelli solari, pale eoliche e ulteriori materiali e manufatti necessari per la conversione delle energie verdi.
Atteso che a metà secolo l'elettricità che assicura il fotovoltaico potrebbe coprire da sola quasi il 50% della nuova richiesta globale di energia elettrica e che già nel 2027 essa potrà soddisfare 1/10 della domanda elettrica totale.
Un risultato reso possibile dalla costante innovazione e continua riduzione del costo degli impianti, tra cui quello dei sistemi di accumulo che permettono di utilizzare il Sole anche per compensare i picchi serali e notturni.
QUEL NUOVO NUCLEARE CHE CHIEDE IL TREND DELL'ELETTRIFICAZIONE
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Un ammontare destinato a raggiungere in Occidente cifre ben superiori, stante l'intesa intervenuta tra i Paesi NATO, stabilita nel documento conclusivo siglato all'AIA il 26 giugno, al termine della conferenza del Paesi aderenti all'Alleanza Atlantica.
L'accordo ha impegnato, infatti, gli Stati membri a elevare progressivamente il finanziamento del settore militare fino al 5% del loro PIL entro il 2035.
Anche considerando che solo il 3,5% sarà destinato specificamente al riarmo e che sono ancora da stabilire nel dettaglio le tipologie di interventi che rientreranno nel residuo 1,5%, riservato agli esborsi collaterali e per la sicurezza in senso ampio, è del tutto evidente l'inversione delle priorità.
Un mutamento sostanziale dovuto al prevalere delle istanze della difesa su quelle della tutela delle forniture energetiche, dell'ambiente e del clima.
Tuttavia, tra queste, pur potendo non aumentare o addirittura comprimere la spesa per le ultime due, peraltro irresponsabilmente, dato che la loro mancata difesa ipoteca il futuro delle prossime generazioni, non lo si può fare certamente per gli investimenti nell'energia.
In particolare per quelli che risultano sempre più indispensabili per garantire la continuità e la crescita della generazione elettrica, visto che sempre l'IEA, nell'ultimo rapporto "Electricity 2025" di febbraio, sostiene che la domanda globale di elettricità sta aumentando velocemente con un ritmo annuale del 4% da qui al 2027.
Ciò, per soddisfare il progressivo incremento dei consumi, dovuto al rapido procedere dell'elettrificazione del settore industriale, con l'automazione, la robotica, l'impiego delle pompe di calore nei processi a bassa temperatura, ecc., di quello civile, per l'espandersi della climatizzazione elettrica estiva e invernale, degli edifici intelligenti ed altro, dei trasporti, tra cui per la diffusione esponenziale dei veicoli elettrici, e dei servizi, specie per la crescita in numero e potenza dei data center.
Di questi trend, ivi compreso quello dell'aumento della richiesta elettrica posto dall'applicazione dell'intelligenza artificiale in tutti i comparti, si è accennato più volte nel mensile e, al proposito, nel numero scorso si è scritto del pieno avvento, ormai consolidato nel Mondo, della così detta "era dell'elettricità".
Un'epoca sulla quale si sovrapporrà successivamente quella "dell'idrogeno", preconizzata all'inizio del secolo dall'economista statunitense Jeremy Rifkin, nel suo famoso saggio "Economia all'idrogeno", Mondadori, 2002.
Un nuovo tornante, dopo quelli storici, che abbiamo alle spalle dell'uso intensivo del carbone e del petrolio, le cui deleterie ricadute sul riscaldamento globale alcuni continuano pervicacemente a negare. Dunque, dobbiamo confrontarci con un cambio di scenario, quello che sta delineando la penetrazione del vettore elettrico e prossimamente dell'idrogeno, da prodursi, per di più, con fonti alternative alle fossili (rinnovabili e nucleare), che riducono il rilascio di gas climalteranti e mutano drasticamente gli equilibri geopolitici.
Un assetto sin qui condizionato dalla concentrazione delle risorse fossili in alcune aree del Mondo, che l'Agenzia ritiene stia evolvendo in tempi sempre più brevi.
Ciò, sulla spinta dell'incessante incremento delle fonti verdi nel mix energetico, ancor più in quello elettrico (fig.3 nel PDF), che dissolve o attenua i vecchi legami.
Vincoli che si ripristinano, però, con altre realtà produttive, fortemente concentrate in Oriente, in primis con quelle cinesi per la fornitura, ad esempio, di terre rare, pannelli solari, pale eoliche e ulteriori materiali e manufatti necessari per la conversione delle energie verdi.
Atteso che a metà secolo l'elettricità che assicura il fotovoltaico potrebbe coprire da sola quasi il 50% della nuova richiesta globale di energia elettrica e che già nel 2027 essa potrà soddisfare 1/10 della domanda elettrica totale.
Un risultato reso possibile dalla costante innovazione e continua riduzione del costo degli impianti, tra cui quello dei sistemi di accumulo che permettono di utilizzare il Sole anche per compensare i picchi serali e notturni.
QUEL NUOVO NUCLEARE CHE CHIEDE IL TREND DELL'ELETTRIFICAZIONE
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Fonte: La Termotecnica ottobre 2025
Parole chiave: Termotecnica, Transizione energetica
- IEA International Energy Agency
- MASE - Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica
- Elettricità futura
- MASE - Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica
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