L'evoluzione dell'efficienza energetica in Europa: dai primi approcci per uno sviluppo sostenibile nel 1972 alla "smart efficiency" di oggi
Antonio Panvini - CTI - Comitato Termotecnico Italiano Energia e Ambiente
I primi approcci concreti allo Sviluppo Sostenibile risalgono al 1972 quando, durante la Conferenza ONU sull'Ambiente Umano tenutasi a Stoccolma, si iniziò parlare della necessità di difendere e migliorare l'Ambiente per le generazioni presenti e future.
Pochi anni dopo ci fu la crisi petrolifera e nel 1987 il Rapporto Brundtland "Our common future" della Commissione mondiale sull'ambiente e lo sviluppo definì per la rima volta il concetto di sostenibilità, che tutti noi oggi conosciamo: "Humanity has the ability to make development sustainable to ensure that it meets the needs of the present without compromising the ability of future generations to meet their own needs."
Da quei primi input arriviamo ai Sustainable Development Goals (SDG) o Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell'ONU.
Sono 17 e nascono, nella versione che conosciamo oggi, con la risoluzione adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 25 settembre 2015 meglio nota come "Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile".
Nel 2016 l'Unione Europea sottoscrive il noto Accordo di Parigi e pone le basi per cambiare passo nelle politiche ambientali e per costruire quello che oggi conosciamo come Green Deal, poi formalizzato nel 2019, ovvero un modello di crescita basato su un'economia pulita e circolare finalizzato a garantire emissioni zero entro il 2050, rendendo l'Europa il primo continente a impatto climatico zero al mondo.
La pandemia da Covid entra a gamba tesa in questo percorso e, storia oramai nota, spinge a parlare anche di resilienza.
Gli ultimi atti di questo percorso sono la formalizzazione del principio "EE1st" e del conseguente approccio "Fit for 55%" del 2021.
Arriviamo così alla Direttiva UE 2023/1791 sull'efficienza energetica, alla Direttiva 2023/2413 sulle fonti rinnovabili, fino alla più recente Direttiva UE 2024/1275 sulle prestazioni energetiche degli edifici che contengono tutti gli elementi con cui è possibile descrivere cosa si intende per Smart Efficiency: un'efficienza intelligente, che integra innovazione tecnologica, fonti rinnovabili avanzate, interoperabilità dei sistemi, digitalizzazione e comunicazione.
Le tecnologie digitali e l'intelligenza artificiale stanno diventando il motore invisibile della trasformazione industriale, capaci di integrare dati, processi e sistemi per generare efficienza e innovazione.
Nel prossimo futuro, l'AI non sarà solo uno strumento di automazione, ma un alleato strategico in grado di supportare decisioni complesse, ridurre rischi e aprire nuove opportunità di crescita sostenibile.
Guardare avanti significa infatti considerare non solo tecnologie già consolidate, ma anche soluzioni emergenti: dai combustibili rinnovabili di nuova generazione agli impianti aggiornati nelle prestazioni ambientali ed energetiche, fino alle tecnologie digitali e all'intelligenza artificiale, sempre più centrali nel garantire connessioni e sinergie tra i diversi ambiti dell'efficienza.
Da quei primi input arriviamo ai Sustainable Development Goals (SDG) o Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell'ONU.
Sono 17 e nascono, nella versione che conosciamo oggi, con la risoluzione adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 25 settembre 2015 meglio nota come "Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile".
Nel 2016 l'Unione Europea sottoscrive il noto Accordo di Parigi e pone le basi per cambiare passo nelle politiche ambientali e per costruire quello che oggi conosciamo come Green Deal, poi formalizzato nel 2019, ovvero un modello di crescita basato su un'economia pulita e circolare finalizzato a garantire emissioni zero entro il 2050, rendendo l'Europa il primo continente a impatto climatico zero al mondo.
La pandemia da Covid entra a gamba tesa in questo percorso e, storia oramai nota, spinge a parlare anche di resilienza.
Gli ultimi atti di questo percorso sono la formalizzazione del principio "EE1st" e del conseguente approccio "Fit for 55%" del 2021.
Arriviamo così alla Direttiva UE 2023/1791 sull'efficienza energetica, alla Direttiva 2023/2413 sulle fonti rinnovabili, fino alla più recente Direttiva UE 2024/1275 sulle prestazioni energetiche degli edifici che contengono tutti gli elementi con cui è possibile descrivere cosa si intende per Smart Efficiency: un'efficienza intelligente, che integra innovazione tecnologica, fonti rinnovabili avanzate, interoperabilità dei sistemi, digitalizzazione e comunicazione.
Le tecnologie digitali e l'intelligenza artificiale stanno diventando il motore invisibile della trasformazione industriale, capaci di integrare dati, processi e sistemi per generare efficienza e innovazione.
Nel prossimo futuro, l'AI non sarà solo uno strumento di automazione, ma un alleato strategico in grado di supportare decisioni complesse, ridurre rischi e aprire nuove opportunità di crescita sostenibile.
Guardare avanti significa infatti considerare non solo tecnologie già consolidate, ma anche soluzioni emergenti: dai combustibili rinnovabili di nuova generazione agli impianti aggiornati nelle prestazioni ambientali ed energetiche, fino alle tecnologie digitali e all'intelligenza artificiale, sempre più centrali nel garantire connessioni e sinergie tra i diversi ambiti dell'efficienza.
Fonte: Guida Efficienza energetica 2025
Parole chiave: Efficienza energetica, Smart efficiency
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