Dopo oltre vent'anni la Presidenza dell'ATI torna a Bari, al Politecnico
Riccardo Amirante - ATI Associazione Termotecnica Italiana
Riccardo Amirante, ordinario di Macchine e Sistemi per l'Energia e l'Ambiente presso il Poliba, Dipartimento di Meccanica, Matematica, Management, è il nuovo Presidente ATI per il triennio 2026-2028, succedendo dal 1° gennaio 2026 a Livio De Santoli dell'Università di Roma "La Sapienza".
Abbiamo intervistato il nuovo Presidente chiedendogli di presentarci idee, progetti, priorità e gli obiettivi principali che si è posto per il suo mandato.
Il nuovo Presidente Riccardo Amirante si propone nel solco profondo tracciato dall'impegno del prof. Umberto Ruggiero, Presidente generale dell'ATI dal 1993 al 2001 e successivamente, dal 2002, Presidente generale onorario.
Innanzitutto rivolgo un caloroso saluto ai lettori de La Termotecnica, nonché a tutti i soci della nostra Associazione, ATI.
Riportare la Presidenza a Bari rappresenta un motivo di grande orgoglio e insieme un'importante responsabilità: il mandato che mi è stato affidato dall'Assemblea durante l'80° Congresso ATI di Benevento mi impegna a servire l'Associazione con visione e concretezza, fissando sin da subito obiettivi e priorità.
Dal prossimo gennaio cercherò di condividere con il Consiglio Generale alcune linee sintetizzabili in punti nodali, coerenti con la missione statutaria dell'ATI di promuovere la cultura tecnica e normativa, la ricerca scientifica e industriale, l'innovazione nei settori dell'energia e dell'ambiente. Innanzitutto, intendo rafforzare la funzione di indirizzo tecnico-scientifico dell'ATI verso il nostro Paese.
Ciò attraverso la messa a sistema di note tecniche, position paper, comunicati stampa e documenti di sintesi utili ai decisori pubblici e agli operatori industriali, facendo leva su strumenti consolidati e prestigiosi quali la storica rivista La Termotecnica, strumento di comunicazione ufficiale dell'ATI, il Congresso annuale (la cui prossima edizione si terrà a Milano) e la rete dei Presidenti di Sezione con le loro azioni divulgative, vera risorsa peculiare dell'associazione.
Non potrà mancare l'azione volta a valorizzare i giovani e le loro competenze facendo emergere il contributo di dottorandi, ricercatori, ma anche di professionisti e imprenditori del settore. In coerenza con i fini associativi, intraprenderemo attività di formazione e aggiornamento, creando percorsi "cross-over" tra accademia e industria, anche tramite i Comitati di Studio e Ricerca (CSR) che lo Statuto individua come leve di confronto e progettazione.
Territorio e prossimità: l'ATI ha carattere federativo ed è organizzata in Sezioni con giurisdizione e autonomia regionale. Una ricchezza da rendere ancora più incisiva, promuovendo iniziative diffuse, sportelli tecnici e "laboratori" di ascolto dei bisogni locali, così da riportare esigenze e proposte maturate nelle filiere.
Non da ultimo, la governance operativa deve divenire cooperativa e basata su azioni misurabili. In qualità di presidente generale intendo impostare un'agenda con obiettivi, indicatori e verifiche periodiche, nel segno della continuità con l'azione di chi mi ha preceduto.
La riuscita non potrà essere il risultato di un singolo, ma di una comunità che lavora insieme, con pragmatismo e visione, in un momento in cui anche il sistema di valutazione universitario nazionale attribuisce a queste azioni valore e attenzione.
Quale ruolo può giocare ATI nel dialogo tra mondo accademico, ricerca e industria?
La storia dell'ATI è la storia di un'alleanza di successo tra teoria e pratica: un luogo dove il sapere scientifico apportato congiuntamente dai settori della Fisica Tecnica e dei Macchinisti/Energetici e l'esperienza industriale si incontrano e si trasformano in dibattito, soluzioni, standard e buone pratiche.
Questo, oggi più che mai, è il nostro compito: ambientecerniera tra chi genera conoscenza, chi la trasforma in tecnologia e chi
la trasferisce e la immette sul mercato, attraverso un linguaggio comune e tempi rapidi di trasferimento. Per farlo, attiveremo alcune linee operative.
La prima è la circolazione qualificata delle idee: La Termotecnica continuerà a essere la vetrina fondamentale ed il motore di questo scambio, con pubblicazione di dossier tematici, call for papers mirate ed una intensa integrazione con i portatori di interesse industriali.
La seconda, come anticipato, è la valorizzazione della rete delle Sezioni e la loro azione interna, che lo Statuto configura come ossatura fondamentale: autentici sportelli di trasferimento tecnologico, attraverso workshop con imprese, programmi di mentoring per giovani professionisti.
Infine, il Congresso annuale ATI, che sin dal dopoguerra è momento stabile di confronto scientifico e tecnico, attuato nella solita modalità itinerante per essere vicino alle diverse aree del paese. Il congresso continuerà a essere il punto di unione di una importante e rappresentativa comunità con importanti affinità scientifiche: un "luogo" in cui le tematiche rilevanti vengono discusse, valutate e trasferite, in una rotazione che, da decenni, coinvolge le diverse Sezioni territoriali.
Un'agorà per dar voce anche ai giovani talenti, che da sempre vedono il loro battesimo scientifico nella cornice dell'ATI, con l'obiettivo di confrontarsi, conoscersi e farsi apprezzare.
Così l'ATI rende il dialogo tra accademia, ricerca e industria non episodico, ma strutturale e produttivo e diviene anche ambiente di "talent scouting" per l'individuazione di coloro che possiedano particolari capacità, competenze, potenzialità, in vista del loro inserimento, in un progetto, in un'impresa o in uno dei nostri settori scientifici di riferimento.
Come sta cambiando oggi il mondo in relazione alla transizione energetica e quali sono, secondo lei, le principali sfide che l'industria dovrà affrontare nei prossimi cinque anni?
La transizione energetica non è la sfida per una sostituzione tecnologica: è un cambiamento di paradigma e di sistema. Le aziende del settore devono da subito confrontarsi con alcune complessità integrate e trasversali che toccano nuove e diverse competenze rispetto al passato.
La strategia proposta dai grandi player nazionali vorrebbe orientare l'azione ad un approccio alla transizione energetica basata su un pragmatismo sistemico, dove la tecnologia e la cooperazione internazionale diventano strumenti di equilibrio tra innovazione, competitività e sicurezza; ne è esempio il recente accordo tra Eni e il colosso Petronas.
Tuttavia, tale logica sembra essere l'ovvia conseguenza di un'alternativa, non coniugabile, tra l'urgenza della decarbonizzazione e la necessità di garantire sicurezza energetica, competitività, resilienza e quindi sostenibilità "economica".
Al contrario un cambio di paradigma strategico potrebbe passare per la consapevolezza che la sicurezza energetica di una nazione (si vedano gli obiettivi strategici delle azioni militari nella guerra ucraino-russa) si accresce solo delocalizzando, frazionando, distribuendo i sistemi di produzione, come avverrebbe con gli impianti da fonti rinnovabili: un organismo produttivo certamente ed indispensabilmente interconnesso attraverso una rete intelligente di raccordo, finemente controllata ed automatizzata, ma non basata su nodi di rilevanza strategica, non basata su infrastrutture "obiettivo", non basata su impianti a dipendenza da fonti primarie, nuove e vecchie.
Fa specie la proposta avanzata qualche settimana fa da alti ufficiali europei e britannici basata sul riconoscimento delle spese per le rinnovabili ai fini della contabilizzazione dell'incremento della spesa militare per la NATO. L'idea potrebbe sembrare fantasiosa e fuori luogo, ma in realtà integrare gli investimenti su impianti da rinnovabili nella pianificazione NATO significherebbe riconoscere che la sfida alla transizione energetica "carbon neutral" è parte integrante della difesa nazionale, ma soprattutto consentirebbe al paese di riappropriarsi della determinazione dei costi energetici e della conseguente stabilità economica delle imprese.
Da un punto di vista politico-industriale, la proposta rafforzerebbe la coerenza tra policy di sicurezza e climatiche e offrirebbe all'Italia un'occasione di riposizionamento nella filiera dell'energia pulita con una visione di sicurezza "sistemica", dove resilienza energetica e riduzione delle emissioni diventano elementi di sovranità. L'enfasi riservata insistentemente in questi mesi sulla necessità di investimenti sul gas e sugli altri investimenti globali può determinare una difficoltà a coniugare obiettivi climatici con vincoli di mercato e geopolitica.
Una politica assennata e attenta (non oppositiva a quella europea) dovrebbe proporre temi che possono realmente determinare sicurezza, autonomia e rispetto per l'ambiente. Conseguentemente le filiere più promettenti potrebbero riguardare: l'elettrificazione dei servizi, la valorizzazione del calore industriale a basse e medie temperature, la gestione flessibile dei carichi e conseguentemente la gestione dei sistemi di accumulo, la filiera dell'idrogeno, intesa quanto più possibile corta e funzionale ai casi che garantiscano il suo naturale e funzionale utilizzo, la mobilità nelle sue diverse e complesse declinazioni.
Un tema cruciale deve riguardare la sicurezza, non solo come declinata pocanzi ossia con impianti piccoli e diffusi, ma intesa
anche come attenzione al cyber-security dei sistemi di gestione e controllo. Tale evoluzione necessita di un urgente rafforzamento della formazione di nuove competenze e di urgente riqualificazione del capitale umano, nuove competenze basate su termofluidodinamica, conoscenza dei processi e dei materiali, automazione, gestione e sicurezza dei dati.
In questo quadro l'ATI deve essere soggetto aperto e abilitante.
Lo Statuto ci affida la promozione dello scambio di informazioni, della formazione e dell'aggiornamento tecnico, nonché la cooperazione tra soci e con enti esterni: è esattamente ciò che serve urgentemente per ridurre tempi di adozione e incertezza, offrendo strumenti operativi e standard condivisi.
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Innanzitutto rivolgo un caloroso saluto ai lettori de La Termotecnica, nonché a tutti i soci della nostra Associazione, ATI.
Riportare la Presidenza a Bari rappresenta un motivo di grande orgoglio e insieme un'importante responsabilità: il mandato che mi è stato affidato dall'Assemblea durante l'80° Congresso ATI di Benevento mi impegna a servire l'Associazione con visione e concretezza, fissando sin da subito obiettivi e priorità.
Dal prossimo gennaio cercherò di condividere con il Consiglio Generale alcune linee sintetizzabili in punti nodali, coerenti con la missione statutaria dell'ATI di promuovere la cultura tecnica e normativa, la ricerca scientifica e industriale, l'innovazione nei settori dell'energia e dell'ambiente. Innanzitutto, intendo rafforzare la funzione di indirizzo tecnico-scientifico dell'ATI verso il nostro Paese.
Ciò attraverso la messa a sistema di note tecniche, position paper, comunicati stampa e documenti di sintesi utili ai decisori pubblici e agli operatori industriali, facendo leva su strumenti consolidati e prestigiosi quali la storica rivista La Termotecnica, strumento di comunicazione ufficiale dell'ATI, il Congresso annuale (la cui prossima edizione si terrà a Milano) e la rete dei Presidenti di Sezione con le loro azioni divulgative, vera risorsa peculiare dell'associazione.
Non potrà mancare l'azione volta a valorizzare i giovani e le loro competenze facendo emergere il contributo di dottorandi, ricercatori, ma anche di professionisti e imprenditori del settore. In coerenza con i fini associativi, intraprenderemo attività di formazione e aggiornamento, creando percorsi "cross-over" tra accademia e industria, anche tramite i Comitati di Studio e Ricerca (CSR) che lo Statuto individua come leve di confronto e progettazione.
Territorio e prossimità: l'ATI ha carattere federativo ed è organizzata in Sezioni con giurisdizione e autonomia regionale. Una ricchezza da rendere ancora più incisiva, promuovendo iniziative diffuse, sportelli tecnici e "laboratori" di ascolto dei bisogni locali, così da riportare esigenze e proposte maturate nelle filiere.
Non da ultimo, la governance operativa deve divenire cooperativa e basata su azioni misurabili. In qualità di presidente generale intendo impostare un'agenda con obiettivi, indicatori e verifiche periodiche, nel segno della continuità con l'azione di chi mi ha preceduto.
La riuscita non potrà essere il risultato di un singolo, ma di una comunità che lavora insieme, con pragmatismo e visione, in un momento in cui anche il sistema di valutazione universitario nazionale attribuisce a queste azioni valore e attenzione.
Quale ruolo può giocare ATI nel dialogo tra mondo accademico, ricerca e industria?
La storia dell'ATI è la storia di un'alleanza di successo tra teoria e pratica: un luogo dove il sapere scientifico apportato congiuntamente dai settori della Fisica Tecnica e dei Macchinisti/Energetici e l'esperienza industriale si incontrano e si trasformano in dibattito, soluzioni, standard e buone pratiche.
Questo, oggi più che mai, è il nostro compito: ambientecerniera tra chi genera conoscenza, chi la trasforma in tecnologia e chi
la trasferisce e la immette sul mercato, attraverso un linguaggio comune e tempi rapidi di trasferimento. Per farlo, attiveremo alcune linee operative.
La prima è la circolazione qualificata delle idee: La Termotecnica continuerà a essere la vetrina fondamentale ed il motore di questo scambio, con pubblicazione di dossier tematici, call for papers mirate ed una intensa integrazione con i portatori di interesse industriali.
La seconda, come anticipato, è la valorizzazione della rete delle Sezioni e la loro azione interna, che lo Statuto configura come ossatura fondamentale: autentici sportelli di trasferimento tecnologico, attraverso workshop con imprese, programmi di mentoring per giovani professionisti.
Infine, il Congresso annuale ATI, che sin dal dopoguerra è momento stabile di confronto scientifico e tecnico, attuato nella solita modalità itinerante per essere vicino alle diverse aree del paese. Il congresso continuerà a essere il punto di unione di una importante e rappresentativa comunità con importanti affinità scientifiche: un "luogo" in cui le tematiche rilevanti vengono discusse, valutate e trasferite, in una rotazione che, da decenni, coinvolge le diverse Sezioni territoriali.
Un'agorà per dar voce anche ai giovani talenti, che da sempre vedono il loro battesimo scientifico nella cornice dell'ATI, con l'obiettivo di confrontarsi, conoscersi e farsi apprezzare.
Così l'ATI rende il dialogo tra accademia, ricerca e industria non episodico, ma strutturale e produttivo e diviene anche ambiente di "talent scouting" per l'individuazione di coloro che possiedano particolari capacità, competenze, potenzialità, in vista del loro inserimento, in un progetto, in un'impresa o in uno dei nostri settori scientifici di riferimento.
Come sta cambiando oggi il mondo in relazione alla transizione energetica e quali sono, secondo lei, le principali sfide che l'industria dovrà affrontare nei prossimi cinque anni?
La transizione energetica non è la sfida per una sostituzione tecnologica: è un cambiamento di paradigma e di sistema. Le aziende del settore devono da subito confrontarsi con alcune complessità integrate e trasversali che toccano nuove e diverse competenze rispetto al passato.
La strategia proposta dai grandi player nazionali vorrebbe orientare l'azione ad un approccio alla transizione energetica basata su un pragmatismo sistemico, dove la tecnologia e la cooperazione internazionale diventano strumenti di equilibrio tra innovazione, competitività e sicurezza; ne è esempio il recente accordo tra Eni e il colosso Petronas.
Tuttavia, tale logica sembra essere l'ovvia conseguenza di un'alternativa, non coniugabile, tra l'urgenza della decarbonizzazione e la necessità di garantire sicurezza energetica, competitività, resilienza e quindi sostenibilità "economica".
Al contrario un cambio di paradigma strategico potrebbe passare per la consapevolezza che la sicurezza energetica di una nazione (si vedano gli obiettivi strategici delle azioni militari nella guerra ucraino-russa) si accresce solo delocalizzando, frazionando, distribuendo i sistemi di produzione, come avverrebbe con gli impianti da fonti rinnovabili: un organismo produttivo certamente ed indispensabilmente interconnesso attraverso una rete intelligente di raccordo, finemente controllata ed automatizzata, ma non basata su nodi di rilevanza strategica, non basata su infrastrutture "obiettivo", non basata su impianti a dipendenza da fonti primarie, nuove e vecchie.
Fa specie la proposta avanzata qualche settimana fa da alti ufficiali europei e britannici basata sul riconoscimento delle spese per le rinnovabili ai fini della contabilizzazione dell'incremento della spesa militare per la NATO. L'idea potrebbe sembrare fantasiosa e fuori luogo, ma in realtà integrare gli investimenti su impianti da rinnovabili nella pianificazione NATO significherebbe riconoscere che la sfida alla transizione energetica "carbon neutral" è parte integrante della difesa nazionale, ma soprattutto consentirebbe al paese di riappropriarsi della determinazione dei costi energetici e della conseguente stabilità economica delle imprese.
Da un punto di vista politico-industriale, la proposta rafforzerebbe la coerenza tra policy di sicurezza e climatiche e offrirebbe all'Italia un'occasione di riposizionamento nella filiera dell'energia pulita con una visione di sicurezza "sistemica", dove resilienza energetica e riduzione delle emissioni diventano elementi di sovranità. L'enfasi riservata insistentemente in questi mesi sulla necessità di investimenti sul gas e sugli altri investimenti globali può determinare una difficoltà a coniugare obiettivi climatici con vincoli di mercato e geopolitica.
Una politica assennata e attenta (non oppositiva a quella europea) dovrebbe proporre temi che possono realmente determinare sicurezza, autonomia e rispetto per l'ambiente. Conseguentemente le filiere più promettenti potrebbero riguardare: l'elettrificazione dei servizi, la valorizzazione del calore industriale a basse e medie temperature, la gestione flessibile dei carichi e conseguentemente la gestione dei sistemi di accumulo, la filiera dell'idrogeno, intesa quanto più possibile corta e funzionale ai casi che garantiscano il suo naturale e funzionale utilizzo, la mobilità nelle sue diverse e complesse declinazioni.
Un tema cruciale deve riguardare la sicurezza, non solo come declinata pocanzi ossia con impianti piccoli e diffusi, ma intesa
anche come attenzione al cyber-security dei sistemi di gestione e controllo. Tale evoluzione necessita di un urgente rafforzamento della formazione di nuove competenze e di urgente riqualificazione del capitale umano, nuove competenze basate su termofluidodinamica, conoscenza dei processi e dei materiali, automazione, gestione e sicurezza dei dati.
In questo quadro l'ATI deve essere soggetto aperto e abilitante.
Lo Statuto ci affida la promozione dello scambio di informazioni, della formazione e dell'aggiornamento tecnico, nonché la cooperazione tra soci e con enti esterni: è esattamente ciò che serve urgentemente per ridurre tempi di adozione e incertezza, offrendo strumenti operativi e standard condivisi.
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Fonte: La Termotecnica novembre 2025
Settori: Energia, Termotecnica industriale
Parole chiave: Energia, Termotecnica
- GianBattista Zorzoli
- Paolo Chiastra
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