Dall'amianto al fotovoltaico
Negli ultimi anni il tema della transizione energetica è diventato sempre più centrale nel mondo industriale. Si tratta di ridurre l'impatto ambientale e sociale in primis, ma anche l'impatto economico. L'energia è infatti uno dei fattori che determinano la competitività delle imprese: chi riesce a gestirla in modo efficiente, stabile e sostenibile, ha un vantaggio reale sul mercato.
In questo scenario si inserisce il Decreto Ministeriale del 30 dicembre 2024, noto come "Decreto FERX Transitorio", che introduce un meccanismo di sostegno pensato per favorire lo sviluppo di impianti a fonti rinnovabili.
L'obiettivo è rendere più efficace ed efficiente la crescita della produzione elettrica da rinnovabili, garantendo al tempo stesso sostenibilità economica e coerenza con i target di decarbonizzazione al 2030 e con le esigenze di sicurezza e adeguatezza del sistema elettrico nazionale.
Il provvedimento ha carattere temporaneo e resterà in vigore fino al 31 dicembre 2025, ma verrà riproposto nel 2026.
Il Decreto inoltre permette alle aziende di rimuovere vecchie coperture in amianto e trasformarle in tetti pronti ad accogliere impianti fotovoltaici di nuova generazione, costituendosi come occasione di rigenerazione industriale.
In questo contesto si inserisce anche Coralsun che, in partnership con Octopus Energy Generation (uno dei principali investitori europei nel settore delle energie rinnovabili) offre il finanziamento completo degli impianti fotovoltaici attraverso soluzioni senza investimento, come i Power Purchase Agreement (PPA).
La solidità del finanziatore rappresenta un elemento cruciale in questi casi: con un portafoglio di oltre 8 miliardi di euro in asset energetici e più di 100 MW di PPA on-site attivi in Europa, la presenza di un investitore di questo calibro garantisce continuità operativa ed efficienza nella gestione.
E' quindi interessante andare a fondo a questi meccanismi con due esempi pratici: il primo riguarda il caso in cui l'energia prodotta dall'impianto fotovoltaico viene interamente immessa in rete ovvero venduta al GSE attraverso una tariffa incentivante stabilita dal FERX, il secondo invece riguarda il caso in cui l'energia prodotta dall'impianto fotovoltaico viene consumata direttamente dal sito.
Solo l'eventuale eccedenza viene immessa in rete. Anche in questo caso l'impianto beneficia della tariffa FERX, ma il valore economico è ulteriormente potenziato dal risparmio in bolletta.
Il primo caso: un tetto degli anni '70 che diventa fonte di energia
Il primo caso studio che sottoponiamo ai lettori di La Termotecnica riguarda un'azienda manifatturiera con uno stabilimento costruito negli anni Settanta.
La copertura è costituita da oltre 6.000 metri quadrati di lastre in amianto, ormai a fine vita. Una situazione problematica: costi di monitoraggio sempre più alti, divieti normativi impediscono l'installazione di nuove tecnologie e una responsabilità sociale e ambientale difficile da ignorare.
Grazie al FERX, lo scenario si è trasformato in opportunità. Il decreto prevede infatti un contributo aggiuntivo (27 ?/MWh) proprio per gli interventi che uniscono la rimozione dell'amianto alla realizzazione di un impianto fotovoltaico.
La prima fase del progetto riguarda principalmente "operazioni delicate": la bonifica e lo smaltimento delle lastre di amianto.
Si tratta di un'operazione delicata, che richiede competenze tecniche specifiche e un'organizzazione rigorosa per garantire la sicurezza dei lavoratori e il rispetto delle normative ambientali. La sostituzione delle vecchie coperture con lastre in lamiera grecata di acciaio zincato di spessore 6/10 ha eliminato l'elemento critico e, allo stesso tempo, ha preparato il tetto all'installazione del fotovoltaico.
Completata la nuova copertura, si prevede l'installazione di un impianto da 987 kWp destinato alla pura immissione dell'energia
nella rete di media tensione e la predisposizione di una nuova cabina elettrica MT/BT (inclusa l'installazione di un trasformatore di potenza e di un quadro MT).
Il contratto include la gestione completa dell'impianto da parte di Coralsun per vent'anni: manutenzione, assicurazione allrisk,
monitoraggio delle prestazioni e, nel caso specifico, anche la sostituzione degli inverter.
Alla fine del contratto, l'impianto resterà nella disponibilità del cliente, continuando a produrre energia per tutta la vita utile residua.
Il secondo caso: energia pulita che riduce subito i costi
Una seconda case-history riguarda un'azienda il cui profilo di consumo è pienamente compatibile con l'autoconsumo diretto dell'energia prodotta.
Dopo la rimozione dell'amianto presente in copertura, è prevista l'installazione di un impianto fotovoltaico da 1.052 kW, capace di generare oltre 1.300 MWh all'anno.
Si tratta di un impianto di dimensioni significative, progettato per integrarsi con i cicli produttivi dell'azienda e per garantire un apporto costante di energia durante le ore di attività.
L'azienda potrà utilizzare direttamente circa il 57% dell'energia prodotta, riducendo da subito la dipendenza dalla rete elettrica e stabilizzando la propria spesa energetica in un contesto di forte variabilità dei prezzi dell'energia.
Già dal primo anno il risparmio stimato supera i 70.000 euro, mentre sull'intero ciclo di vita dell'impianto il beneficio economico cumulato è pari a oltre 3,5 milioni di euro.
A ciò si aggiungono vantaggi indiretti, come una maggiore competitività sul mercato, un miglioramento del proprio profilo ESG e una conseguente valorizzazione dell'immagine aziendale.
Il modello PPA si è rivelato centrale nel rendere possibile l'intervento: nessun investimento richiesto al cliente, prezzo dell'energia stabilito contrattualmente per tutta la durata dell'accordo, garanzie di performance e gestione completa dell'impianto da parte di Coralsun. Per molte aziende italiane questo approccio rappresenta ancora oggi una delle soluzioni più efficaci per adottare il fotovoltaico senza dover ricorrere a capitali propri o a linee di credito dedicate.
Impianto fotovoltaico come ecosistema integrato
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L'obiettivo è rendere più efficace ed efficiente la crescita della produzione elettrica da rinnovabili, garantendo al tempo stesso sostenibilità economica e coerenza con i target di decarbonizzazione al 2030 e con le esigenze di sicurezza e adeguatezza del sistema elettrico nazionale.
Il provvedimento ha carattere temporaneo e resterà in vigore fino al 31 dicembre 2025, ma verrà riproposto nel 2026.
Il Decreto inoltre permette alle aziende di rimuovere vecchie coperture in amianto e trasformarle in tetti pronti ad accogliere impianti fotovoltaici di nuova generazione, costituendosi come occasione di rigenerazione industriale.
In questo contesto si inserisce anche Coralsun che, in partnership con Octopus Energy Generation (uno dei principali investitori europei nel settore delle energie rinnovabili) offre il finanziamento completo degli impianti fotovoltaici attraverso soluzioni senza investimento, come i Power Purchase Agreement (PPA).
La solidità del finanziatore rappresenta un elemento cruciale in questi casi: con un portafoglio di oltre 8 miliardi di euro in asset energetici e più di 100 MW di PPA on-site attivi in Europa, la presenza di un investitore di questo calibro garantisce continuità operativa ed efficienza nella gestione.
E' quindi interessante andare a fondo a questi meccanismi con due esempi pratici: il primo riguarda il caso in cui l'energia prodotta dall'impianto fotovoltaico viene interamente immessa in rete ovvero venduta al GSE attraverso una tariffa incentivante stabilita dal FERX, il secondo invece riguarda il caso in cui l'energia prodotta dall'impianto fotovoltaico viene consumata direttamente dal sito.
Solo l'eventuale eccedenza viene immessa in rete. Anche in questo caso l'impianto beneficia della tariffa FERX, ma il valore economico è ulteriormente potenziato dal risparmio in bolletta.
Il primo caso: un tetto degli anni '70 che diventa fonte di energia
Il primo caso studio che sottoponiamo ai lettori di La Termotecnica riguarda un'azienda manifatturiera con uno stabilimento costruito negli anni Settanta.
La copertura è costituita da oltre 6.000 metri quadrati di lastre in amianto, ormai a fine vita. Una situazione problematica: costi di monitoraggio sempre più alti, divieti normativi impediscono l'installazione di nuove tecnologie e una responsabilità sociale e ambientale difficile da ignorare.
Grazie al FERX, lo scenario si è trasformato in opportunità. Il decreto prevede infatti un contributo aggiuntivo (27 ?/MWh) proprio per gli interventi che uniscono la rimozione dell'amianto alla realizzazione di un impianto fotovoltaico.
La prima fase del progetto riguarda principalmente "operazioni delicate": la bonifica e lo smaltimento delle lastre di amianto.
Si tratta di un'operazione delicata, che richiede competenze tecniche specifiche e un'organizzazione rigorosa per garantire la sicurezza dei lavoratori e il rispetto delle normative ambientali. La sostituzione delle vecchie coperture con lastre in lamiera grecata di acciaio zincato di spessore 6/10 ha eliminato l'elemento critico e, allo stesso tempo, ha preparato il tetto all'installazione del fotovoltaico.
Completata la nuova copertura, si prevede l'installazione di un impianto da 987 kWp destinato alla pura immissione dell'energia
nella rete di media tensione e la predisposizione di una nuova cabina elettrica MT/BT (inclusa l'installazione di un trasformatore di potenza e di un quadro MT).
Il contratto include la gestione completa dell'impianto da parte di Coralsun per vent'anni: manutenzione, assicurazione allrisk,
monitoraggio delle prestazioni e, nel caso specifico, anche la sostituzione degli inverter.
Alla fine del contratto, l'impianto resterà nella disponibilità del cliente, continuando a produrre energia per tutta la vita utile residua.
Il secondo caso: energia pulita che riduce subito i costi
Una seconda case-history riguarda un'azienda il cui profilo di consumo è pienamente compatibile con l'autoconsumo diretto dell'energia prodotta.
Dopo la rimozione dell'amianto presente in copertura, è prevista l'installazione di un impianto fotovoltaico da 1.052 kW, capace di generare oltre 1.300 MWh all'anno.
Si tratta di un impianto di dimensioni significative, progettato per integrarsi con i cicli produttivi dell'azienda e per garantire un apporto costante di energia durante le ore di attività.
L'azienda potrà utilizzare direttamente circa il 57% dell'energia prodotta, riducendo da subito la dipendenza dalla rete elettrica e stabilizzando la propria spesa energetica in un contesto di forte variabilità dei prezzi dell'energia.
Già dal primo anno il risparmio stimato supera i 70.000 euro, mentre sull'intero ciclo di vita dell'impianto il beneficio economico cumulato è pari a oltre 3,5 milioni di euro.
A ciò si aggiungono vantaggi indiretti, come una maggiore competitività sul mercato, un miglioramento del proprio profilo ESG e una conseguente valorizzazione dell'immagine aziendale.
Il modello PPA si è rivelato centrale nel rendere possibile l'intervento: nessun investimento richiesto al cliente, prezzo dell'energia stabilito contrattualmente per tutta la durata dell'accordo, garanzie di performance e gestione completa dell'impianto da parte di Coralsun. Per molte aziende italiane questo approccio rappresenta ancora oggi una delle soluzioni più efficaci per adottare il fotovoltaico senza dover ricorrere a capitali propri o a linee di credito dedicate.
Impianto fotovoltaico come ecosistema integrato
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Settori: Ambiente, Efficienza energetica immobili terziario e commerciale, Efficienza energetica industriale, Energia, Fotovoltaico, Rinnovabili
Mercati: Inquinamento, Sicurezza industriale
Parole chiave: Fotovoltaico, Fotovoltaico per Aziende, Sostenibilità ambientale, Transizione energetica
- Elettricità futura
- Centrica Business Solutions Italia
- GSE Gestore dei Servizi Energetici
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