Agrivoltaico in Europa: configurazioni, impatti agroambientali e valutazioni economiche
Analisi di configurazioni impiantistiche, ritorni economici ed interazioni con le colture
L'agrivoltaico si afferma come una strategia tecnologica in grado di conciliare la produzione di energia rinnovabile con la tutela e la valorizzazione del suolo agricolo. Le analisi condotte dall'International Energy Agency nel rapporto "Dual Land Use for Agriculture and Solar Power Production" e dallo studio italo svedese guidato da Pietro Elia Campana forniscono evidenze complementari sulle configurazioni tecniche adottabili, sui benefici agronomici e sui profili di redditività economica in contesti climatici e pedologici diversi.
Secondo il rapporto IEA, le pratiche di integrazione tra agricoltura e fotovoltaico permettono di preservare la produttività agricola e di diversificare le entrate degli agricoltori, oltre a ridurre l'erosione del suolo e a offrire protezione contro eventi climatici estremi. L'analisi storica della capacità agrivoltaica a livello globale evidenzia una crescita significativa nel periodo 2012-2021, con progetti su vaste superfici che mostrano il potenziale dell'approccio dual use anche in aree a bassa produttività agricola.
Lo studio comparativo italo svedese ha valutato tre tipologie impiantistiche rappresentative: configurazioni con pannelli verticali disposti a palizzata, sistemi con inseguitori monoassiali e strutture tipo pergola con pannelli elevati sopra le colture. La caratterizzazione tecnico?economica ha messo in luce trade off chiaramente definiti tra costi di investimento, produzione specifica e impatti sull'operatività agricola; in particolare, la soluzione monoassiale ha mostrato in alcune aree europee la migliore performance produttiva e un tempo di rientro economico più rapido rispetto alle alternative, con valori di produzione fino a 2000 kWh per kW installato nei casi migliori e una riduzione del Levelized Cost of Energy del 20-30% rispetto ad altre configurazioni testate.
La risposta delle colture all'ombreggiamento indotto dai sistemi agrivoltaici risulta variabile e dipendente da specie, fase fenologica e intensità dell'irraggiamento. Colture quali erba medica, zucche, orzo e frumento hanno mostrato risposte positive in termini di resa in determinate condizioni microclimatiche, mentre colture orticole sensibili come lattuga, barbabietola e patata possono subire riduzioni di produzione significative. La selezione delle specie e la modulazione dell'ombra rappresentano quindi elementi critici per massimizzare il beneficio agronomico senza compromettere la redditività complessiva.
Dal punto di vista economico, l'agrivoltaico evidenzia tempi medi di rientro dell'investimento intorno ai 12 anni, confrontati con circa 9 anni per impianti fotovoltaici tradizionali; tale differenza riflette i maggiori costi iniziali di strutture dedicate e le specifiche esigenze di integrazione agricola, ma è controbilanciata dalla possibile integrazione di reddito agricolo e dai minori costi legati a perdite di suolo e stress idrico. I sistemi monoassiali emergono come soluzioni particolarmente vantaggiose in termini di rapporto produzione/investimento, sebbene richiedano superfici adeguate e costi di manutenzione superiori rispetto a configurazioni più semplici.
I benefici ambientali dell'agrivoltaico includono una riduzione dello stress idrico e termico delle colture, un incremento dell'efficienza dei pannelli dovuto al raffreddamento naturale e la possibilità di un uso del suolo a doppia funzione senza conflitti significativi tra produzione agricola e produzione energetica. Questi effetti, tuttavia, sono fortemente condizionati da scelte progettuali mirate, gestione operativa adattiva e monitoraggio agronomico continuo per evitare impatti negativi sulla biodiversità e sui servizi ecosistemici locali.
Per favorire un'adozione coerente e scalabile dell'agrivoltaico, si raccomanda un approccio integrato che combini studi sperimentali locali, linee guida progettuali standardizzate e strumenti economici adeguati. La definizione di protocolli di monitoraggio agronomico e di indicatori di performance energetica e ambientale facilita il benchmark tra configurazioni e la replicabilità delle soluzioni più efficaci. Il coinvolgimento di ricercatori, agronomi, costruttori e autorità pubbliche è essenziale per sviluppare soluzioni tecniche ottimali e per superare le barriere normative che limitano l'espansione del settore.
L'integrazione sinergica tra produzione agricola ed energetica può contribuire alla resilienza delle filiere locali e alla decarbonizzazione del settore, a condizione che gli interventi siano supportati da evidenze sperimentali e da politiche che valorizzino il doppio uso sostenibile del suolo.
Secondo il rapporto IEA, le pratiche di integrazione tra agricoltura e fotovoltaico permettono di preservare la produttività agricola e di diversificare le entrate degli agricoltori, oltre a ridurre l'erosione del suolo e a offrire protezione contro eventi climatici estremi. L'analisi storica della capacità agrivoltaica a livello globale evidenzia una crescita significativa nel periodo 2012-2021, con progetti su vaste superfici che mostrano il potenziale dell'approccio dual use anche in aree a bassa produttività agricola.
Lo studio comparativo italo svedese ha valutato tre tipologie impiantistiche rappresentative: configurazioni con pannelli verticali disposti a palizzata, sistemi con inseguitori monoassiali e strutture tipo pergola con pannelli elevati sopra le colture. La caratterizzazione tecnico?economica ha messo in luce trade off chiaramente definiti tra costi di investimento, produzione specifica e impatti sull'operatività agricola; in particolare, la soluzione monoassiale ha mostrato in alcune aree europee la migliore performance produttiva e un tempo di rientro economico più rapido rispetto alle alternative, con valori di produzione fino a 2000 kWh per kW installato nei casi migliori e una riduzione del Levelized Cost of Energy del 20-30% rispetto ad altre configurazioni testate.
La risposta delle colture all'ombreggiamento indotto dai sistemi agrivoltaici risulta variabile e dipendente da specie, fase fenologica e intensità dell'irraggiamento. Colture quali erba medica, zucche, orzo e frumento hanno mostrato risposte positive in termini di resa in determinate condizioni microclimatiche, mentre colture orticole sensibili come lattuga, barbabietola e patata possono subire riduzioni di produzione significative. La selezione delle specie e la modulazione dell'ombra rappresentano quindi elementi critici per massimizzare il beneficio agronomico senza compromettere la redditività complessiva.
Dal punto di vista economico, l'agrivoltaico evidenzia tempi medi di rientro dell'investimento intorno ai 12 anni, confrontati con circa 9 anni per impianti fotovoltaici tradizionali; tale differenza riflette i maggiori costi iniziali di strutture dedicate e le specifiche esigenze di integrazione agricola, ma è controbilanciata dalla possibile integrazione di reddito agricolo e dai minori costi legati a perdite di suolo e stress idrico. I sistemi monoassiali emergono come soluzioni particolarmente vantaggiose in termini di rapporto produzione/investimento, sebbene richiedano superfici adeguate e costi di manutenzione superiori rispetto a configurazioni più semplici.
I benefici ambientali dell'agrivoltaico includono una riduzione dello stress idrico e termico delle colture, un incremento dell'efficienza dei pannelli dovuto al raffreddamento naturale e la possibilità di un uso del suolo a doppia funzione senza conflitti significativi tra produzione agricola e produzione energetica. Questi effetti, tuttavia, sono fortemente condizionati da scelte progettuali mirate, gestione operativa adattiva e monitoraggio agronomico continuo per evitare impatti negativi sulla biodiversità e sui servizi ecosistemici locali.
Per favorire un'adozione coerente e scalabile dell'agrivoltaico, si raccomanda un approccio integrato che combini studi sperimentali locali, linee guida progettuali standardizzate e strumenti economici adeguati. La definizione di protocolli di monitoraggio agronomico e di indicatori di performance energetica e ambientale facilita il benchmark tra configurazioni e la replicabilità delle soluzioni più efficaci. Il coinvolgimento di ricercatori, agronomi, costruttori e autorità pubbliche è essenziale per sviluppare soluzioni tecniche ottimali e per superare le barriere normative che limitano l'espansione del settore.
L'integrazione sinergica tra produzione agricola ed energetica può contribuire alla resilienza delle filiere locali e alla decarbonizzazione del settore, a condizione che gli interventi siano supportati da evidenze sperimentali e da politiche che valorizzino il doppio uso sostenibile del suolo.
Mercati: Agricoltura e Allevamenti
Parole chiave: Agrivoltaico, Fotovoltaico
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